«... E della cosiddetta sinistra dc non parlateci più»
No, caro Pansa noi siamo qui per parlarne ancora, anzi per lavorare al suo rilancio. Un rilancio innanzitutto ideale. Vorremmo riproporre, come cattolici democratici impegnati nella Democrazia cristiana, il verbo di una politica ancora chiamata ad una perseverante tensione etica, ad una perenne speranza di riscatto.
Sempre più la politica è complessità, gestione degli avvenimenti nelle loro interconnessioni, governo delle trasformazioni.
Solo una classe politica dotata di effettiva capacità dirigenziale, seria, competente, a contatto con la realtà può agire con efficacia ed efficienza in questo villaggio globale che è divenuto il mondo.
Ma questa affermazione, pur importante, non è sufficiente per chi, come noi, ritiene indispensabile garantire alla politica quei connotati di eticità che ne fanno, secondo l'ammonimento di Paolo VI, un modo esigente di servire gli uomini.
All'intelligenza degli avvenimenti, alla abilità manageriale – che possiamo definire l'aspetto laico e moderno, non necessariamente tecnocratico della politica – occorre aggiungere quella carica ideale, profetica, non dogmatica né assolutizzante che crea, nel suo dar spazio ai valori, ethos e comunicativa con l'umano sentire, simpatia («conformità nel sentire») e condivisione con la vita della gente comune, che è poi l'aspetto morale e antico della politica, quello che dà autorevolezza alle decisioni e al dirigente politico che le adotta.
Questa riflessione assume straordinaria importanza nel momento stesso in cui la politica minaccia di trasformarsi da contesa per un potere da finalizzare gli interessi umani a lotta per un potere finalizzato al rafforzamento di se medesimo.
Fenomeni quali la crescente commistione tra politica e affari a tutti i livelli, la progressiva involuzione del metodo democratico a mero strumento atto a perpetuare il potere di ristrette oligarchie, il calante tasso di democrazia interna nei partiti (altrettanti indizi, quasi segnali epifanici, di una più ampia questione morale) fanno pensare che in questo Paese si stia procedendo su una strada che conduce alla fine della democrazia storica di tipo rappresentativo, che tanti meriti ha acquisito, e all'avvento di una democrazia meramente formale.
Già oggi il cittadino elettore di fatto con il suo voto rilascia una cambiale in bianco. Decide poco, o nulla. Anche uno strumento come la preferenza (sul cui significato originario è inutile soffermarsi, tanto è ovvio) ha perduto qualsiasi connotazione popolare: la vastità dei collegi elettorali, l'incredibile necessità di denaro per le campagne elettorali fanno del candidato una facile esca per lobbies di ogni genere. E divenuto quantomai difficile rimanere liberi.
Di qui la giusta esigenza di sviluppare e concludere un serio dibattito sulla riforma della legge elettorale così come sulla riforma interna dei partiti, oggi degenerante in partitocrazia.
Intorno a queste tematiche la sinistra dc ha il dovere di assumere il coraggio d'una provocazione, e l'incognita di una scommessa alta e nobile, la cui posta è l'avvento di una stagione d'incontro tra forze politiche e gente comune.
Certo, sappiamo di vivere un tempo davvero ingrato per chi anela ad un partito popolare che non vuol vivere di sole tessere, che non vuole essere mero registratore di opinioni, né confederazione di interessi settoriali e corporativi.
E però presente in ognuno di noi quella coscienza morale che autorizza l'uomo a decidere, a dedicarsi, a spendersi per un obiettivo. Non possiamo rinunciare a quel «principio di non appagamento» che Aldo Moro ci ha insegnato e ci impone di chiedere a questa sinistra democratico cristiana, al cui futuro davvero teniamo, uno sforzo straordinario – ma non procrastinabile – onde offrire alla gente, ai giovani in questo Paese quella parola in più, quel brivido di entusiasmo, quel sussulto emotivo che nessun gioco di potere potrà mai regalare, che nessun politicante, come se ne vedono tanti di questi tempi, saprà _mai immaginare.
Questa, io credo, è la profezia del nostro popolarismo.

