0 - Ottobre 1989
10-11
Anomalie

L'altra Dc?

Settantasei - L'altra Dc? pagina 10-11
Il cambiamento di Palermo è costato fatica, lacrime e tanto, troppo sangue. E qualcuno continua a commentare le interviste di Orlando senza prendersi la briga di andare oltre i titoli.

Palermo, ancora Palermo, sempre Palermo. Non passa giorno, si può dire, che il capoluogo siciliano non sia sulle prime pagine dei giornali. Corvi, talpe, lo stadio per il mondiale, i detenuti mafiosi che rischiano di uscire per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva. Intorno e dentro a tutto questo la Mafia. La Mafia che avvolge, che soffoca, che ricatta, che uccide.

Con la violenza mafiosa Palermo per lungo tempo ha convissuto, inerme, quasi rassegnata. Come se i morti, le stragi, le vendette fossero un dato della realtà ineliminabile. In dieci anni a Palermo sono stati uccisi tutti i vertici delle istituzioni, da Piersanti Mattarella a Pio La Torre, al generale Dalla Chiesa, al giudice Chinnici, oltre agli omicidi Montana, Cassarà e a quello dell'ex sindaco Insalaco. Dieci anni in cui la città viene messa a ferro e fuoco dai Corleonesi, i nuovi barbari. E a livello politico domina incontrastato Vito Ciancimino, democristiano, intoccabile. Ma la gente, la società civile, i palermitani onesti non smettono di combattere la loro battaglia per sconfiggere la violenza mafiosa, la politica degli affari. Questa sfida riguarda anche i partiti. Nella Dc, sempre più comitato d'affari, nascono i primi tentativi di moralizzazione del partito, di rinnovamento, di rottura con il passato e con il vecchio: in primo piano in questo sforzo Piersanti Mattarella e Rosario Nicoletti. Il loro obiettivo è la realizzazione all'interno della comunità civile di una nuova solidarietà tra le forze vive della città. E 1 in questo senso risulta prezioso e determinante il ruolo svolto dall'area cattolico democratica, sempre più disponibile all'impegno politico. Comincia tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta un cammino difficile e disseminato di ostacoli: perché la mafia non ci sta a vedere intaccato, messo in discussione il suo potere e reagisce sparando e uccidendo. Ma quel cammino è continuato:

Ed è continuato anche nella Dc. Oggi, grazie agli sforzi, al coraggio di chi ha partecipato a quel processo non è più il tempo in cui, come nel novembre del 1984, i sindaci dc cadevano uno dopo l'altro ed era necessario ricorrere all'autoscioglimento del Consiglio comunale. A Palermo oggi c'è una nuova classe dirigente, un sindaco, Leoluca Orlando, che amministra la città dal 1985. No, non è una favola o un sogno. Né Palermo è diventata di colpo un paradiso terrestre. Il cambiamento è costato fatica e talvolta lacrime da piangere sulle bare dei morti. Morti per Mafia, naturalmente. E il sindaco Orlando è amato, sì, dalla gente che lo ferma per strada, che parla con lui per chiedere aiuto ma anche solo per incoraggiarlo, per dirgli «vai avanti». Ma è anche odiato. Odiato da chi vede in lui un nemico da eliminare per fermare quella che si potrebbe definire la rivoluzione degli oneri. Qualche mese fa, tanto per raccontarne una, due giornali, Il Giornale di Montanelli e Il Giornale di Sicilia (cui Orlando non ha mai rilasciato un'intervista) dettero notizia di un blitz dei Carabinieri in Comune. Nulla di strano: solo che quel blitz doveva ancora avvenire! È solo un esempio della campagna diffamatoria che taluni ambienti hanno deciso di portare avanti contro il sindaco, sempre più simbolo del rinnovamento, della nuova politica.

Chi lo ha ascoltato conosce le immagini suggestive cui Orlando ricorre per spiegare, con semplicità ed efficacia, cosa voglia dire nuova politica, il rifiuto della cultura dell'appartenenza, l'invito ad uscire dalla tenda. Padre Sorge direbbe uscire dal Tempio. Il senso è comune: la consapevolezza che il confronto, il dialogo, la forza della ragione sono le uniche armi per battere la violenza.

Ma i critici di Orlando non sono solo a Palermo. Qualcuno tra i leader nazionali della Dc ha recentemente affermato che Orlando sbaglia e che se continua così è da considerare fuori dal partito.

Se per i politici, come per i calciatori, esistesse un mercato Orlando, c'è da giurarci, sarebbe uno dei pezzi più richiesti.

Ed è altrettanto sicuro che se questo mercato esistesse davvero il presidente Andreotti non aspetterebbe un attimo a cederlo.

Farebbe, così, certamente un grande piacere a Salvo Lima e ai suoi amici palermitani. Invece questo mercato non esiste e Orlando non ha nessuna intenzione di cambiare casacca. Anzi lancia una sfida che non può in nessun caso essere scambiata per ambizione personale: di questa squadra, della Dc ,lui ha intenzione di diventare il capitano. Parla di un'altra Dc? Non crediamo: la Dc è una, quella nata dall'impegno dei cattolici democratici, alla cui identità Orlando, come noi, si richiama esplicitamente. Per questo, dentro la Dc, noi siamo con quel sindaco accanto ai palermitani onesti.