1 - Gennaio 1990
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Editoriali

Confronto e rinnovamento da rispolverare

Settantasei - Confronto e rinnovamento da rispolverare pagina 4

Ubriacati da questo mondo che ogni mattino compare diverso dal giorno prima, storditi e affascinati dalla rabbia e dalle speranze dei popoli dell'est europeo abbiamo finito un po' tutti per trascurare quanto sta avvenendo nel partito comunista italiano.

Certo, le dimensioni incredibili che sta assumendo il crollo del comunismo nel mondo, il nuovo che si apre davanti a tutti noi dopo la fine delle certezze che hanno frenato la storia dal '45 ad oggi, hanno inevitabilmente attratto l'attenzione e l'interesse di tutti, in particolare di chi, come noi, cerca una Politica di ideali e speranze e si trova invece a vivere ogni giorno in una piccola politica di interessi, di banalità, di mediocri compromessi.

Eppure, quello che sta avvenendo nel Pci, merita molto di più di una semplice attenzione da osservatori dei fatti politici. Il processo avviato da Occhetto è certo carico di contraddizioni e ritardi, ma porta con sé un bagaglio di potenziali enormi novità per il futuro quadro politico del Paese.

Riuscire a diventare partito della sinistra europea, svincolato fin dal nome e dal simbolo delle macerie del comunismo mondiale e dal peso di riferimenti ideologici ingombranti e superati dai tempi, porterà come prima conseguenza alla graduale ma veloce scomparsa di quella grande parte dell'elettorato italiano che compieva la propria scelta elettorale, il più delle volte a favore della Dc, in funzione anticomunista. Il confronto tra i partiti diventerà perciò sempre più diverso dal passato e scompariranno le campagne elettorali impostate sulle sensazioni facili (le paure, l'onestà, la tranquillità, la voglia di cambiare tutto) per lasciare spazio al dibattito sulle cose da fare e, ci piacerebbe, sui valori da difendere, spiegando perché i propri sono più avanzati, piuttosto che affannarsi soltanto a demolire gli altrui.

La Dc dovrebbe avere già da tempo avviato una riflessione sul tipo di scelte da compiere per affrontare una situazione del tutto

nuova, adeguando uomini, strutture e linee politiche e ci troviamo invece a vivere in una fase di arretramento in cui il partito ed il governo sono guidati da persone legate ad abitudini ed a schemi travolti dai tempi che si illudono di essere vincenti se riescono a garantirsi qualche giorno di sopravvivenza in più, se riescono a strappare qualche spazio di potere, sbandierando l'immobilità come una vittoria da gustare guardando gli altri costretti a cambiare.

È lo sbaglio più grande non capire che i processi di cambiamento della società vanno non soltanto capiti ma guidati e che il cammino che lo stesso Pci seguirà va, con ogni mezzo possibile, capito ed influenzato.

Se scegliessimo infatti di continuare ad assistere da semplici spettatori (pronti soltanto a fischiare) alle vicende del Pci, la Dc potrebbe presto trovarsi come unica vittima del processo avviato da Occhetto. Infatti se la nuova classe dirigente comunista, forse anche per mancanza di interlocutori, continuerà ad accompagnare ogni tappa del processo di cambiamento con insistenti dichiarazioni di voler essere alternativa comunque alla Democrazia cristiana, potremmo finire presto in un nuovo quadro politico in cui da un lato il potere di interdizione e di arbitro di ogni alleanza, del Psi di Craxi, resterebbe immutato, mentre l'alternativa di sinistra, caduti con il nome comunista anche tanti pregiudizi, diventerebbe estremamente più probabile.

La scelta dell'immobilità diventa allora consapevole rassegnazione al proprio declino e l'impegno nostro deve essere su due fronti. All'interno del partito combattere con forza per fare vincere chi vuole reagire a questo pericoloso intorpidimento di ogni aspirazione al cambiamento, all'esterno tornare a dialogare con questo nuovo Pci, senza illusioni ma anche senza pregiudizi e con la consapevolezza che nei prossimi anni le alleanze si formeranno sempre più sui programmi e sempre meno sugli schieramenti.

Cominciano gli anni '90 ma dobbiamo rispolverare le bandiere che Zac ci ha consegnato e che troppi hanno cercato di sotterrare: è tornato il momento di parlare, ancora con orgoglio, di confronto e di rinnovamento.