La «questione comunista», alla quale, per la verità, la Dc è stata sempre attenta, è diventata la «crisi comunista».
Il vento dell'Est, e non solo, ha spirato fin qui ed in modo del tutto diverso rispetto alle mitiche attese degli anni cinquanta.
E d'un tratto, il partito comunista il più forte ed organizzato d'Europa ha vissuto il contraccolpo più duro delle vicende dei Paesi dell'Est e della Cina.
Fino al punto, così drammatico ed emblematico da avviare un dibattito per cambiare il proprio nome e rinnegare, in un certo senso, la propria ideologia. Certo il processo è all'inizio ed è coraggioso, ma privo ancora di uno sbocco definitivo.
Le controspinte interne esistono e il prossimo congresso di marzo sarà tra poche settimane un passaggio cruciale.
Ma non si può non constatare che il Pci ha comunque aperto un capitolo nuovo della propria storia e di quella dei rapporti politici nel Paese.
Mai come in questo momento la concezione della democrazia come processo e non come attuazione ad ogni costo di una ideologia-verità, si è chiaramente rivelata. Tutto quanto è avvenuto e sta avvenendo nell'Est europeo segna il più clamoroso fallimento di questa presunzione della idea-verità, con il carico di intolleranza, di violenza ed inefficacia che ha prodotto in questi regimi.
Abbiamo voluto a questo proposito sentire su questi temi, uno dei massimi responsabili del Pci, l'onorevole Valter Veltroni, della Direzione di Botteghe Oscure.
La svolta voluta da Occhetto può effettivamente rimettere in moto una situazione politica in stallo, ma non c'è il rischio che la spaccatura tra il fronte del «sì» e quello del «no» all'interno del Partito comunista possa avere come conseguenze, in sede congressuale, un compromesso tale da ridurre di molto la portata e la valenza politica di quella che chiamate la nuova fase costituente della sinistra?
Noi abbiamo chiesto al Partito di pronunciarsi su un interrogativo chiaro e sul quale è in atto una grande discussione democratica tra i comunisti e non solo tra i comunisti. Quello che è certo è che il partito sta discutendo di aprire o meno una fase costituente, cioè di una proposta che noi abbiamo avanzato e che a noi sembra corrispondente alla straordinaria fase di mutamento epocale che abbiamo dietro le spalle e anche alle esigenze di sblocco della democrazia italiana. Il Partito sta discutendo di questo, si pronuncerà su questo, è ragionevole ritenere che sia difficile cambiare l'ordine del giorno. Il congresso del Partito deciderà se aprire o no una fase costituente. Credo che sarà assai difficile trovare su questo punto compromessi deteriori. Questo è un punto chiaro.
E questo naturalmente non significa che non ci si si faccia carico, parlo in questo caso per i compagni che sostengono la mozione numero uno, di un problema di unità del Partito che, aperta la fase costituente, deve, sia per ciò che riguarda la gestione del Partito in questa fase, sia per ciò che riguarda i contenuti della fase costituente e anche della nuova formazione politica, essere segnata da questa tensione, da questo sforzo di ricomposizione interna.
In un suo recente intervento al convegno della sinistra democristiana a Firenze, è parso a molti un segno di novità importante, il fatto che lei parli della rinuncia ad una sorta di pregiudiziale antidemocristiana, da parte comunista, per puntare ad una maggioranza alternativa fondata sui programmi. Che cosa intende in concreto?
Ho ascoltato con molto interesse le cose che sono state dette al convegno della sinistra democristiana e mi è sembrato che lì vi fosse molta serietà, rigore, poco strumentalismo.
L'altra novità che a me è sembrato di dover segnalare è il fatto che per la prima volta, dopo tanto tempo, comunisti e sinistra democristiana discutevano senza la nostalgia del compromesso storico e della solidarietà nazionale. Quella pagina che appartiene ad una fase della storia italiana è chiusa.
Lì abbiano discusso di un'altra cosa e cioè della possibilità di costruire una democrazia dell'alternanza nella quale ci sia un ricambio tra forze politiche, programmi e modi di governare alternativi. Abbiamo detto che il mondo cattolico non vorrà stare da una sola parte di questo schieramento, in quanto il mondo cattolico è attraversato da diverse culture, da diversi contenuti e da diversi programmi e valori.
Ho anche specificato che quando noi parliamo di alternativa parliamo di alternativa alla Democrazia cristiana. Le forze politiche vanno giudicate per quello che sono adesso, noi siamo alternativi alla Democrazia cristiana, per quello che la Dc oggi rappresenta e per la linea che ha. lo ho specificato che quando abbiamo parlato, di liberazione», abbiamo parlato di liberazione dal vecchio sistema politico, che è qualcosa di più complesso e articolato. Tuttavia io sento che il vero problema è questo discrimine tra una cultura, un programma e una linea progressista e una cultura e un programma di linea conservatrice.
In tema di solidarietà nazionale perché l'esperienza di allora è stata rimossa così in fretta? Non crede che in questa fase della politica italiana parlare di programmi voglia dire in qualche modo' rispolverare la politica del confronto così come era intesa dallo stesso Zaccagnini?
Io penso che quella stagione dovrebbe essere riscritta e riesaminata serenamente, senza le fasi contingenti determinate dallo scontro politico. È stata una fase di passaggio che avrebbe avuto altri sbocchi se Moro non fosse stato ucciso e se le condizioni politiche che si sono determinate successivamente fossero state diverse. Tuttavia io penso che noi dobbiamo andare senza alcuna esitazione in direzione di questa scelta dell'alternanza tra programmi diversi. Naturalmente, in questo, ciascuno si dislocherà secondo la propria coscienza e il proprio senso di appartenenza.
L'accusa che viene rivolta più spesso al Partito comunista è quella di cavalcare in maniera strumentate le leghe, i movimenti, tutto quello che in genere è spontaneo e si va organizzando all'interno della società, spesso come reazione ai partiti stessi...
Io sento molto che c'è un problema di rinnovamento della politica, di rottura del vecchio meccanismo della appartenenza ereditato dentro un quarantennio che, per fortuna, adesso non c'è più: grandi separazioni ideologiche, grandi blocchi, ecc. C'è il problema di dare forza e voce a una sinistra diffusa che non ha la forza e voce ed a chi è imbrigliato anch'esso dentro questo meccanismo. C'è una parte consistente di mondo cattolico democratico che poi alla fine vota per un partito che utilizza il voto di quei giovani cattolici democratici per fare la proposta della pena di morte. Questa è un'anomalia che, secondo me, in qualche modo in questo paese dovrà essere posta.
Tra i problemi più urgenti a cui far fronti c'è quello della concentrazione dell'informazione. Su questo punto c'è chi vi accusa di non capire il nuovo, di non comprendere che quello che sta accadendo è solo naturale conseguenza dell'applicazione delle leggi del mercato al modo dell'editoria. Cosa risponde e quali sono le proposte del Pci a questo proposito?
Vorrei rispondere che sarei ben lieto se fossero le leggi del mercato.
Il problema è che in Italia c'è un mercato senza leggi, cosa che non esiste in nessun paese capitalistico del mondo. L'Italia è l'unico paese che non ha riconosciuto all'informazione un diritto speciale, come lo hanno riconosciuto tutti, ormai. L'Italia è un Paese dove esistono concentrazioni come in nessun altro Paese democratico. In cui un signore possiede nelle sue mani quasi tutta l'informazione italiana e se ci si mette un altro signore, che risponde al nome di Agnelli, il possesso è pressoché totale.
Noi abbiamo presentato un pacchetto di proposte che, francamente, non permettono di dire a nessuno che il Pci ha presentato solo un cartello dei «no». Proponiamo delle leggi che sono in coerenza con quelle che sono le leggi negli Stati Uniti o in ogni altro Paese democratico dell'Europa.
Se i trust esistono, bisogna ovviamente regolarli. Anche perché un conto è la concentrazione nel campo degli alimentari, un conto quella nel campo dell'informazione.
Tra le grandi novità che gli avvenimenti dell'Est ci propongono c'è la riscoperta forte dell'elemento spirituale. Havel che giura fedeltà alla Costituzione e subito dopo entra nella Cattedrale per partecipare alla funzione religiosa pare la stessa situazione di quando Cossiga andò dal Santo Padre. E furono molte le polemiche. Che cosa ne pensa?
Noi viviamo in un tempo in cui c'è un grande sommovimento di culture, idee, valori. E queste si incontrano, si incrociano e si contaminano l'una con l'altra.
Penso al tema del nonviolenza che e un crocevia, certamente positivo, di culture diverse.
La riscoperta di valori etici, anche per la politica, è un tema di grande modernità, a differenza di quanto si pensava nel decennio scorso, quando era considerato un tema troppo tradizionale. Questa mi pare una grande ricchezza per tutti, naturalmente ognuno facendo i conti con la propria parte di provenienza.
Un'ultima domanda. Che ne pensa di ciò che sta accadendo a Palermo?
È stata una esperienza politica molto importante e molto nuova a cui ha partecipato con grande trepidazione anche la popolazione di Palermo. L'esperimento, che ha vissuto tra grandi ostilità, pare allo stato delle cose essersi concluso perché tali ostilità hanno avuto il sopravvento.
E questo però ripropone il tema di cui abbiamo già parlato prima: c'è molta diversità tra le opinioni di Leoluca Orlando e quelle di chi sostanzialmente lo ha avversato.
Io mi auguro che Orlando resti o torni sindaco di Palermo, perché sarebbe utile alla città, ma anche perché ad energie di questo tipo, spirito di servizio di quelli che si sono registrati a Palermo, sono dei veri e propri anticorpi di cui questo Stato ha grande necessità.
Who's Valter Veltroni
Nel 1970 si iscrive alla Fgci, ed è poi Segretario della Cellula della sua scuola, dal 1973, è responsabile degli Studenti, è membro della Segreteria. Nel 1975 è eletto Segretario provinciale di Roma e membro della Direzione nazionale della Fgci.
Nel 1976 Consigliere Comunale di Roma e nel 1977 responsabile della Propaganda della Federazione romana del Pci. Nel 1980 Vice responsabile nazionale della Stampa e Propaganda presso la Direzione del Pci.
Nel 1981 rieletto Consigliere Comunale di Roma e nel 1983,al XVI Congresso nazionale di Milano, fa parte del Comitato Centrale, ed è nominato responsabile della Sezione Comunicazione di Massa; al XVII Congresso èroieletto nel Comitato Centrale e nominato responsabile delle Comunicazioni di massa e dell'Ufficio stampa del Pci.
Nel 1987 è eletto responsabile della Commissione Propaganda e Informazione.
Ha pubblicato alcuni libri: Il Pci e la questione giovanile (1977, Newton Compton), A dieci anni dal '68 – Intervista con Achille Occhetto (1978, Editori Riuniti), Il sogno degli anni sessanta (1981, Savelli).
È eletto Deputato il 15 giugno 1987, nella Circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, con 19.258 voti di preferenza.
Fa parte della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione.

