1 - Gennaio 1990
20-23
Nuovomondo

La storia infinita

Settantasei - La storia infinita pagina 20-23
Desideri tedeschi, timori europei Dopo Berlino, si riprende dall'inizio: la questione tedesca è destinata a riproporsi in tutti i suoi aspetti, gradevoli e sgradevoli, indipendentemente dai gusti e dai timori generazionali. Siamo preparati a sentire a nuova musica? Il problema mai risolto dei confini della Germania: dalla riva del Reno all'Oder-Neisse, da Danzica alla Lituania, al Volga.

Con buona pace di Francis Fukuyama, al 31 dicembre 1989 è seguito il 1° gennaio 1990. La Storia continua, anche senza il comunismo.Che lo voglia o no il consigliere del Presidente Bush che ha letto Hegel e ne ha fatto l'ultimo profeta della fine dei tempi, il racconto riprende dal punto in cui era stato interrotto: Berlino. Se a Lipsia Hegel aveva assistito dal balcone di casa sua al passaggio di Napoleone vittorioso (ed aveva raccontato poi di aver visto lo Spirito del Mondo passare a cavallo), la vita riprende proprio dal punto dove si arenò la marcia della Francia verso l'egemonia sull'Europa: la Porta di Brandeburgo.

Allora come oggi, più in là della Porta c'era la Russia.

Excusatio non petita

Hans-Dietrich Genscher assicura – appena ne ha l'opportunità – che «sia che restino separati, sia che vengano riunificati, i tedeschi non hanno rivendicazioni territoriali». Parole che suonano come la classica excusatio non petita, un buttarsi avanti per non cadere indietro, dal momento che tanto la riunificazione di Brd e Ddr quanto la rinascita della questione tedesca sono punti che inevitabilmente vanno messi nell'agenda. La Corte Suprema della Germania Federale, del resto, è dal 1972 dell'idea che la legislazione del Bundestag abbia valore ben oltre la linea dell'Oder-Neisse, fino ai vecchi confini del Reich, e non le si può dare torto dal punto di vista tecnico.

La Germania di oggi resta quella del 1945, cioè un obbrobrio giuridico, perché la sua posizione non è mai stata fissata in nessun trattato di pace, ed i territori ad Est dell'Oder-Neisse sono formalmente una fetta di Germania che l'Unione Sovietica, alla vigilia della Conferenza di Potsdam, passò «provvisoriamente» sotto l'amministrazione polacca. Chi non se ne è mai dimenticato è il Presidente Mitterand, incontratosi già a dicembre con Gorbaciov a Kiev per concludere insieme a lui che occorre evitare scossoni troppo forti in Europa Centrale. Ogni volta che nel «Mittel» si muove qualcosa, chi sta ai lati estremi del Continente è costretto a correre ai ripari. Non succedeva più dal 1939, ed è logico che la attuale generazione di politici, allora nel migliore dei casi semplici studenti universitari, si sentano impreparati ad affrontare la nuova situazione, vale a dire sempre quella della loro adolescenza.

Quel desiderio nascosto

Le asserzioni di Andreotti alla Festa dell'Unità di Roma del 1985,quando spiegò che a suo avviso era bene mantenere (possibilmente per sempre) la divisione delle Germanie, suonano ora come l'ammissione di un desiderio sempre covato e mai espresso che le cose restino così come sono, pazienza per il principio di autodeterminazione dei popoli. A settembre, quando la crisi dei regimi comunisti venne messa in moto dall'esodo versò la Brd dei profughi provenienti dalla Ddr, si disse che i tedeschi «stavano votando con le loro gambe» in mancanza di quelle libere elezioni che Stalin promise a Yalta. In realtà si trattò di un fenomeno più profondo: fallito l'obiettivo di Versailles di adattare i confini degli stati ai popoli, 70 anni più tardi erano i popoli che si vedevano costretti ad adattarsi ai confini degli stati.

Là dove non esistono questioni territoriali (Polonia, Cecoslovacchia), il flusso migratorio non c'è mai stato, o si è interrotto non appena si è intravista un po' di democrazia. Ma in Transilvania e Bulgaria, dove i confini non corrispondono ai popoli, tensioni e migrazioni persistono.

La storia prosegue, anche se per 45 anni è rimasta bloccata.

Il problema dei confini tedeschi

La formazione dello Stato tedesco è il grande tema della storia del XIX secolo. La sua sopravvivenza di quella del XX. Parafrasando una celebre risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si potrebbe dire che la Germania ha diritto di esistere entro i confini sicuri, e i suoi vicini a non esserne minacciati. Il grande problema da risolvere è quello dei confini.

È una questione finora affrontata a metà: nel 1925 (Conferenza di Locarno, Gustav Stresemann come Cancelliere del Reich), la Germania riconobbe come legittimi i confini occidentali decisi a Versailles, rinunciando per sempre alla riva sinistra del Reno.

Nel 1970 Brandt cercò di fare lo stesso con i confini orientali, riconoscendo la frontiera all'Oder-Neisse. Ma questa non è mai stata stabilita in nessun accordo di pace. La lacuna rischia di rimettere tutto in discussione. L'impronta tedesca è molto forte al di là dell'Oder: Danzica è nata citta tedesca, ad Est ci sono anche parte della Prussia (all'origine della questione del Corridoio di Danzica), la Lituania, il Volga con i suoi tedeschi ai quali Stalin tolse la repubblica autonoma. Vaclav Havel ha affermato, all'indomani del suo insegnamento, al castello di Praga,che sarebbe necessario chiedere scusa anche ai tedeschi dei Sudeti per la loro deportazione dopo il 1948, con cui pagarono a caro prezzo il benvenuto ad Hitler nel 1938.

I tedeschi del Volga e la questione polacca

Lo stesso Gorbaciov ha promesso, ben prima della scorso anno, la restituzione ai tedeschi del Volga della loro autonomia, mentre in Polonia l'idea della rimessa in discussione dei confini del 1945 fa paura soprattutto da quando, a novembre, i tedeschi locali hanno inneggiato a Kohl in visita a Varsavia, chiedendo di tornare nella stessa casa comune germanica. Se accolta, la richiesta riaprirebbe anche la questione dei confini orientali della Polonia e dei territori passati – sempre all'epoca di Potsdam – all'Unione Sovietica. Un particolare che rende ancora più delicata la posizione di Gorbaciov, presente il 13 giugno dello scorso anno a Bonn per sottoscrivere la dichiarazione che «tutti i popoli e gli stati hanno il diritto di determinare liberamente il proprio destino» è pronto, dopo la caduta di Honecker, a dare disposizioni a Modrow affinché il Muro di Berlino non venisse toccato.

Germania unita ma neutrale

Ora Mosca preme per una Germania magari unita, ma a patto della sua neutralizzazione. Un'idea lanciata a suo tempo da Stalin, nel lontano 1952. Sarebbe una soluzione valida solo nell'immediato, perché l'impossibilità della finlandizzazione dell'Europa dell'Est è stata sancita paradossalmente dalla stessa Armata Rossa nel 1956, a Budapest. L'idea potrebbe piacere agli Usa, ma solo se applicata nel breve e medio periodo a tutti i paesi meno che alla Germania. Nel lungo potrebbe adattarsi ai soli Stati Baltici, perché nessuno può pensare di frenare la politica estera dei Paesi orientali più evoluti (Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia), che hanno già chiesto l'ammissione al Consiglio d'Europa e trattano alla pari le due superpotenze. In Cecoslovacchia l'ingresso nella Cee è paventato dagli elementi ex comunisti, non a caso. Gli altri esponenti politici hanno un atteggiamento contrario.

Riunificazione inevitabile 

Torniamo all'inizio: buona parte delle previsioni già formulate, dei timori già espressi, dei sogni e dei desideri ancora da esprimere hanno un solo punto di partenza: la riunificazione tedesca. È auspicabile? Dipende dai punti di vista. È inevitabile? Sì. Da decidere sono solo i tempi ed i moti, con buona pace di Fukuyama ed Andreotti. La ruota si è mossa, in questi ultimi 45 anni, eppure è stata sempre immota.

 

«... Perché sono entrambi fissi
in una eterna azione,
in una eterna pazienza
(...) onde sussista la trama
poiché la trama è azione e sofferenza
e la ruota possa volgersi
eppure stare sempre immota».

T.S. Eliot
Assassinio nella Cattedrale