Roma la Dc ha vinto le ultime elezioni, ma ha perso se stessa. Può sembrare paradossale ma è così.
Il partito, dopo il «coordinamento» di Francesco D'Onofrio, conclusosi con la vittoria di Sbardella che ha imposto Giubilo a segretario politico, è in uno stato tra il «preagonico» e la situazione «romena» alla Ceasescu. Di oltre cento sezioni Dc oltre 1'80 per cento sono sempre chiuse e con segretari mai rinnovati (alcuni da più di dieci anni). Le Direzioni circoscrizionali una volta designati i candidati alle ultime elezioni amministrative hanno cessato di esistere. I consiglieri circoscrizionali sono abbandonati a loro stessi, idem i consiglieri comunali che però fanno un po' più di testa loro per la natura stessa dell'incarico. Il comitato provinciale dopo il Congresso è stato convocato tre volte in un anno e meno. La prima volta per fare gli incarichi con cui Sbardella «pagò» gli impegni congressuali, un'altra volta per accettare le dimissioni di Elio Mensurati, della sinistra dc, da vice segretario, infine nel settembre scorso per fare le liste elettorali.
Poi più niente. Niente dibattiti. Niente manifesti. Niente di niente. Tutto passa per accordi di corrente tra «capi bastone» (inclusi alcuni che si dichiarano di «sinistra dc»). C'è inoltre una particolarità tutta romana da tener presente: Sbardella, come già prima Petrucci, oltre al suo gruppo, tiene alcuni «ascari» anche negli altri gruppi di partito (compresa la sinistra) designandoli a questo o a quell'assessorato, a questo o quell'ente e garantendosi così una «voce» ed un «orecchio disponibile» anche nelle altre correnti. Tutto ciò non viene promosso, si badi bene, ma «registrato» dal «Divo Giulio» Andreotti che, in questo modo, può affermare di avere sempre le «mani pulite». Carraro sindaco non esiste. Così Giubilo segretario nonostante le sue vicende giudiziarie, non esiste. E in fondo, anche la Dc romana, cosa è se non uno strumento di potere?

