Un anno e un abisso. Un anno di tempo da Tienanmen ed un abisso di avvenimenti internazionali nel mezzo che hanno reso impossibile il protrarsi di un giudizio storico consolidato da oltre un quarantennio sull'europa dell'Est, i rapporti tra le due super potenze, le alleanze politico-militare (Nato e Patto di Varsavia in primis).
E l'Italia? Alle prese con i leghismi e la loro patologia, con il "refrain" di una "governabilità", che gestisce e non governa, sembra davvero desolatamente uguale a se stessa, quasi impermeabile alle novità internazionali, ai cambiamenti epocali che incidono, in massima parte, anche sul modo di intendere e di comprendere la politica di ogni singolo essere umano.
E invece a noi appare sensato raccogliere qualche motivo di speranza, da non disperdere inutilmente.
Cosa appare, in termini macroscopici, del voto amministrativo ultimo? Da un lato una certa rassegnazione, che è anche un adattamento, una "omologazione" (in senso Pasoliniano) della gente a una politica senza speranze, senza afflato, senza profezia e, dunque, senza "effettualità" se non a brevissimo termine (le opere dei Mondiali, per intenderci).Da un lato la voglia di esporsi in prima persona (i nuovi associazionismi spontanei, i gruppi di utenti, i movimenti federativi come I' Mfd di Giovanni Moro); la voglia di utilizzare anche strumenti di lavoro su cui si può discutere (è il caso dei referendum sulla legge elettorale, intesi da noi come "provocazione positiva"); la necessità di dare risposte chiare, limpide, ai limiti di una ricerca della verità che, evangelicamente, può mettere amico contro amico, compagno contro compagna, lealtà contro appartenenza (è il caso della grande vittoria di Palermo con Orlando, Mattarella e La Placa oppure delle aspre, quanto sincere, divisioni tra i comunisti sul loro nuovo corso o ancora, il Forum dei cattolici democratici, le polemiche su Frassati con la ormai reiterata tendenza "censoria" dell'organo della maggioranza dc "Il Popolo").
Quanta confusione sotto il cielo. E tuttavia, quanti elementi chiarissimi di una crisi epocale che produrrà, inevitabilmente un nuovo ciclo della politica italiana.
Ecco, il vero nodo per l'unica sinistra di valori rimasta nel nostro paese (che, almeno dopo il "camper Craxi-D'Alema" potrebbe essere la sinistra dc), è come partecipare a questi fermenti senza farsi sommergere né, al contrario, tentando di egemonizzarli.
Eppure si può e si deve partecipare a questa sfida. Come? Ci permettiamo di suggerire (per primo a noi stessi), almeno una direttrice comune ed un obiettivo.
L'obiettivo è quello di una reale riconciliazione tra società civile e società legale; lo strumento una sorta di "convenzione democratica" in cui però si decida davvero sulle direttrici che non possono non essere una decisa azione riformatrice nel campo delle istituzioni, ma anche un rafforzamento dei riferimenti sociali con cui dialogare, con cui costruire la "nuova politica", con cui ripristinare, anche nel nostro Paese, il "circuito magico" di Ruffilli, di consenso, potere, responsabilità.
Per questo servono le riforme istituzionali, ora e subito, in questa legislatura. Per questo serve dire con quali e per quali soggetti sociali la sinistra dc si schiera. Fare questo significherà, certamente, riproporre con forza, e senza retorica, valori democratici, cristiani e popolari che ancora oggi, e ancor più oggi aggiungiamo noi, sono la garanzia di un dialogo con la modernità e con il cambiamento epocale che ci circonda. Altrimenti Tienanmen, per esempio, sarà una delle tante altre date che, negli anni a venire, continueremo a ricordare imperturbabilmente accanto agli uomini dell' "eterno presente". Ed è un futuro che, naturalmente, noi non auguriamo a nessuno.

