Una politica per Cenerentola
Di fronte al netto aumento di praticanti l'attività sportiva nel nostro Paese in questi ultimi anni(*), dovuto non tanto all'intensificarsi del
la pratica motoria nella prima infanzia e di quella agonistica, ma a quella di nuove categorie (il quarantenne, il cinquantenne, l'anziano, il disabile), si va delineando una nuova situazione che lascia intendere chiaramente come allo sport ufficiale se ne stia affiancando un altro, quello amatoriale, volto al mantenimento motorio, alla creatività allo sviluppo umano e alla socializzazione. Lo sport assume quindi a pieno titolo il ruolo di strumento di prevenzione e funzione cardine dell'impegno del tempo libero.
Occorre quindi una precisa linea, anche come Democrazia Cristiana, ai fini di renderlo strumento e metodo realmente finalizzato allo sviluppo umano e sociale della collettività, in contrapposizione alle molteplici interpretazioni devianti fornite oggi sia dall'alta prestazione, sia dalla richiesta di facile emulazione, sia dall'ingerenza non controllata dell'industria, sia dalla confusionaria interpretazione, talvolta settaria, che dello sport danno differenti partiti.
È evidente la necessità di realizzare un documento organico che in maniera sintetica possa fissare i punti principali su quello che dovrebbe essere l'impegno di questo partito rispetto alla accresciuta richiesta di sport oggi nel nostro Paese.
Occorre dare uno strumento ai nostri amministratori, operatori e politici, che sia unitario nei contenuti, supporto per la realizzazione concreta di strutture oggi mancanti e che vanno riviste e riconsiderate rispetto al mutevole ed esigente scenario che va di giorno in giorno delineandosi.
Lo sport è la più ampia base di associazionismo esistente, occorre quindi rivederlo e renderlo più aggregante con impianti finalizzati non solo all'agonismo, ma alla cultura, al divertimento, all'educazione ambientale, alla creatività, esaltandolo come fatto di salute pubblica e di prevenzione.
Il totale disinteresse della Dc in questo campo, a parte sporadici interventi da parte dei vertici, lascia purtroppo spazio ad altri partiti. Ma la problematica non è quella di conquistare più spazi, ma (in riferimento anche alle prossime amministrative) di sentirsi responsabili nel dover dare alla collettività un piano organico in questo settore. Il documento si presta a vari criteri di lettura:
- per gli amministratori (spesso carenti di preparazione e creatività nel produrre corrette soluzioni ai problemi) quale strumento per riconsiderare la pianificazione, per una nuova e vera polifunzionalità ed una fruibilità per intendere l'ambiente quale reale palestra già esistente, aperta a tutti.
- per i quadri di partito ed i vertici vuole essere una base su cui modellare programmi, nuove proposte di legge, per finanziamenti che tengano conto delle nuove esigenze sia degli utenti, si d I volontariato che è il reale supporto del nostro . sport, sia per la creazione di nuove fonti di occupazione.
Abbiamo il dovere come partito, rispetto alla monopolizzante situazione soci li t caratterizzata sia all'interno del Coni che dell'Istituto del Credito Sportivo, di essere propositivi.
L'Italia dello sport dei piccoli impianti viene oggi lottizzata dagli altri, con scelte spesso realizzate senza nessuna coscienza politica e sociale, obsolete o sproporzionate, le cui dimensioni rispecchiano più accordi precostituiti che reali esigenze.
Abbiamo bisogno e diritto ad un modo di vita più vero, più comunicante attraverso il recupero dei valori umani e di quelli ambientali, in cui lo sport non sia solamente inteso come attività agonistica, ma come esigenza del bambino, dell'adolescente, dell'uomo maturo, dell'anziano, del disabile, attuato in nuove infrastrutture realmente polivalenti ed aperte nel senso della fruizione.
Questo il senso del documento, di questo programma per punti, pensato su quanto oggi non esiste, ma, su quanto oggi viene richiesto, flessibile ma dai contenuti comuni: occorre parlare la stessa lingua al fine di dare all'utente un qualcosa di vero in cui riconoscersi per costruire insieme a noi.
Un programma che sia una guida per uno sport che dica no al doping, alla violenza, alla ghettizzazione, che sia aperto a tutti, educativo perché costruttivo ed informativo, che indichi un uso intelligente del tempo libero (e quale parte integrante dell'evoluzione della nostra democrazia), una spinta ed un supporto per dare modo all'uomo di conoscere meglio ed espandere la propria vita fisica e morale su un più ampio spazio territoriale.
La gente chiede quindi maggior partecipazione diretta ai politici, e il nostro partito ha il dovere di dare programmi ed azioni concrete sull'intero territorio nazionale, in modo coerente ed unitario evitando le improvvisazioni spesso incoerenti ed affrettate i cui effetti sono quelli di disorientare l'utente e svilire l'immagine della Democrazia cristiana.
Un programma quindi che vuole essere la premessa per dare continuità di informazioni attraverso la realizzazione auspicata di una commissione volta a concretizzare quanto qui espresso.
Lasciamo al Coni o agli altri partiti i propri compiti e le proprie responsabilità, ma non facciamoci trainare come è stato finora. Riconosciamo l'importanza di questo bisogno primario e della necessità di renderlo operativo attraverso una nuova formulazione degli impianti, delle gestioni, degli operatori e degli investimenti.
L'uomo
Lo sport e la sua pratica come «movimento», è parte integrante e inscindibile della vita dell'uomo e della sua corretta evoluzione. Lo sport non è solo gesto competitivo ma, quale impegno del tempo libero, va anche inteso come movimento fondamentale per la prevenzione, l'educazione e la socializzazione.
Occorre realizzare uno sport di respiro internazionale e non solo limitato ad una visione europeista, privo di pregiudizi razziali, modello e metodo creativo per chiunque voglia avvicinarsi.
Ogni persona deve avere il diritto a praticare lo sport nell'ambiente a lui più idoneo (il bambino, il giovane, l'uomo adulto, l'anziano e il disabile) e decidere liberamente tra uno sport ad elevata prestazione, sport competitivo o semplicemente sport creativo. Bisogna favorire la pratica dello sport soprattutto nella prima infanzia, dovunque le situazioni lo permettano a salvaguardia e tutela delle future generazioni, rendere necessaria la pratica sportiva nello stesso mondo del lavoro, come elemento di moderazione allo stress e di maggiore socializzazione ed infine favorire lo sport nel1'anziano.
Realizzare quindi una pratica sportiva atta a recuperare i valori sociali e quelli della famiglia.
L'architettura
Ogni singola persona deve avere la possibilità di praticare lo sport in spazi idonei: progettare un'architettura spazialmente qualificante quindi temporalizzata che vada oltre la semplice scatola edilizia, priva di mode e stili superflui e reintegrata alla città e al territorio.
In questa ottica occorre approfondire quanto segue: sviluppare il concetto dello sport nel proprio centro abitato e nel proprio quartiere, realizzando infrastrutture al complemento delle abitazioni per una corretta pratica motoria.
Occorre favorire innanzitutto la realizzazione di impianti sportivi di base flessibili e realmente polivalenti nonché adeguatamente gestibili senza per questo escludere una corretta pianificazione dei «Grandi» impianti ed una loro utilizzazione polifunzionale e continua nell'arco delle 24 ore. L'impianto, inoltre, qualsiasi sia il suo livello, dovrà essere spazialmente comunicante e aperto a tutte le fasce di età.
L'ambiente
Va riconosciuto allo sport un valore territoriale, esso è quindi un logico completamento della città. Lo sport va quindi portato con aree verdi programmate all'interno dei centri storici a tutela della salute pubblica e all'esterno come recupero dell'hinterland e a proiezione della città nel territorio. Bisogna programmare un tessuto verde, un impianto coordinato fra suolo ed edifici, dove lo sport non sia fuga ma naturale completamento della città.
Occorre sviluppare una nuova politica di fruizione dei parchi e delle aree verdi maggiormente finalizzata all'adeguamento motorio ed ambientale, anche a favore di un controllo del degrado.
Occorre inoltre una più profonda pianificazione che tenga conto dei futuri assetti della nostra penisola in termini umani, industriali, economici e turistici.
Il trasporto
Il trasporto e l'accessibilità agli impianti, va previsto a scala di complesso edilizio, urbano e territoriale, essa è un requisito essenziale sia pratico che morale per la tutela del cittadino.
Bisogna quindi interpretare la città come una struttura in continua evoluzione. I trasporti e le comunicazioni dovranno quindi creare una serie di griglie connesse che servono da sistemi articolati tra spazi interni e che vanno progettate in maniera da consentire una continua sperimentazione nei mutamenti di forma e dimensione.
Occorre tener presente che il trasporto dovrà diventare la linfa vitale attorno a cui costruire il programma sportivo e gli impianti con un uso innovativo da adibire alla pratica sportiva delle aree spesso tangenti ai servizi stessi.
La comunicazione
L'educazione e la cooperazione devono essere incentivate attraverso lo sviluppo di una strategia di comunicazione globale a tutti i livelli per una maggiore conoscenza di una corretta pratica sportiva addetta ad ogni individuo di qualsiasi età.
A tal fine bisogna facilitare le forme di cooperazione tra diversi settori e stimolare, da parte delle aziende e del mondo scientifico, nuovi tipi di investimenti da finalizzare ad una ricerca nel campo dello sport su scala internazionale e mirata allo studio dello sport inteso come salute pubblica e prevenzione.
La scuola
La scuola, come fatto di crescita educativa, al servizio della persona e della comunità, deve avvicinarsi maggiormente a problemi dell'educazione motoria del bambino ed inoltre favorire uno sviluppo di tipo creativo e non semplicemente finalizzato ad una settoriale pratica competitiva, quale condizione necessaria per la realizzazione delle sue finalità, favorire inoltre la realizzazione di nuovi spazi più idonei rispetto alle odierne richieste, soprattutto attraverso un continuo miglioramento ed un allineamento delle riforme istituzionali ad una linea europea.
L'occupazione
Lo sport deve essere anche inteso come ricerca – occupazione e creazione di nuove immagini Professionali e posti di lavoro, occorre intravedere nelle caratteristiche interdisciplinari, nuove e sempre più qualificate possibilità di lavoro.
Occorre una nuova politica di investimenti per realizzare impianti che abbiano caratteristiche non sono finalizzate all'agonismo ma più ampliamente rivolti alla cultura, al tempo libero, all'associazionismo comunicanti e coerentemente dimensionati.
(*) 9.000.000 circa di tesserati e praticanti Coni nel 1983. 12.000.000circa di tesserati e praticanti Coni nel 1985 (dati lstat)

