Noi dell'Area Zaccagnini
A conclusione del lungo ciclo di incontri svoltisi dalla fine di quest'estate, gli amici della Sinistra democratico-cristiana hanno discusso approfonditamente a Chianciano di trasformazioni sociali, di istituzioni e di politica.
Dalla relazione e dal dibattito è apparsa largamente condivisa la convinzione che siamo di fronte ad un passaggio di fase; e che l'azione politica si. colloca in uno scenario largamente nuovo, per questioni di carattere interno e di carattere internazionale, tra loro inestricabilmente connesse.
In questo mutato contesto incontriamo, anche alla luce degli ultimi documenti della Chiesa, i grandi problemi del rapporto Nord-Sud del mondo, dell'instaurazione di regimi democratici nei Paesi dell'Est europeo, del processo di piena integrazione dell'Europa comunitaria dopo l'unificazione della Germania. Nello stesso tempo sorgono o si aggravano forti e impegnative emergenze, quali quella del Golfo Persico, che richiede attiva ricerca di soluzioni pacifiche, fermo restando quanto disposto nelle deliberazioni dell'Onu – quella palestinese, quella della crescente immigrazione nel nostro come in altri paesi dell'Europa Occidentale. Si registra, inoltre, anche in Italia una preoccupante mutazione delle modalità di funzionamento e delle caratteristiche del sistema politico e del rapporto tra questo e la società: e si assiste ad un impoverimento sia del dibattito tra i partiti che della comunicazione con la gente, spesso contrassegnata da ricerca di effetti spettacolari o emotivi e da rudimentale elaborazione programmatica.
Si debbono altresì constatare mutamenti di costume e di ispirazioni culturali che hanno indotto i Vescovi. del nostro paese a prendere atto di processi di scristianizzazione nei valori sottesi ai comportamenti più diffusi.
Il consenso ottenuto dalle leghe è anche espressione di questo turbamento nei valori della convivenza.
Contemporaneamente si realizza una scomposizione dei rapporti nella società e tra questa ed il sistema politico, palesemente in corso di riassestamento: mutano le condizioni e le domande dei singoli e dei soggetti sociali; vi è una maggior volontà di affermazione individuale, frutto in larga parte di decenni di vita democratica e quindi da intendere anche come conseguenza di positive scelte e come un successo del sistema politico; vi è una tendenza a disegnare per la politica un ruolo residuale, quasi subalterno agli interessi economici forti, che tendono a costituirsi in sede effettiva di fondamentali decisioni nazionali.
É in corso, cioè, una somma di processi di mutamento tra loro diversi e talvolta contraddittori.
Questo insieme di dati obbliga a disegnare un nuovo assetto della convivenza: ciò richiede capacità di interpretare i fenomeni in corso, di secondare i processi positivi, di individuare esiti coerenti alla visione della società ed ai valori di cui si è portatori.
A fronte di questi fenomeni registriamo il crollo del modello comunista, l'esaurimento del modello socialdemocratico, mentre va confermata la validità dei valori espressi dai cattolici democratici impegnatisi in politica nella Democrazia cristiana.
Mantenendo inalterata la natura popolare del Partito secondo l'esperienza di Sturzo, De Gasperi, Moro e Zaccagnini, occorre imparare dal loro pensiero questa impegnativa e difficile opera di trasformazione dei rapporti della convivenza interna e internazionale: respingendo le tentazioni di fare della Dc un partito conservatore o, addirittura, un partito alleato, se non subalterno delle grandi concentrazioni economiche, ed evitando di restare inerti nella contemplazione dei meriti passati della Democrazia cristiana; meriti da assumere, nelle nuove condizioni, soprattutto come motivo di accresciuta responsabilità.
É in un contesto di transizione al nuovo che deve dunque essere ridefinito il ruolo della Democrazia cristiana, perché da quest'opera di aggiornamento possano nascere speranze per i giovani e stimoli di più forte impegno.
É urgente arrestare il deterioramento della vita politica; è aperta da tempo una questione morale nella vita pubblica ed in quella economica; si è resa evidente la necessità di assicurare alcune condizioni essenziali, come l'eliminazione della criminalità mafiosa e l'affermazione della autentica libertà delle persone e delle comunità e, insieme, della autorità dello Stato sul suo intero territorio; rispetto a questo i partiti politici han • no da far fronte a loro specifiche responsabilità. Vi è il bisogno di funzionamento delle strutture pubbliche in una società sempre più complessa. É necessario assicurare reali opportunità al Mezzogiorno.
A fronte di queste domande va prestata attenzione al malessere espresso dal tessuto civile: è importante ascoltare e interpretare la protesta ed è altrettanto importante non farsene veicolo di immotivata moltiplicazione col rischio di trasformare l'effetto di stimolo in effetto distruttivo.
Anche oggi si può affermare quello che Aldo Moro diceva nel Congresso del 1969: "La società invoca la coerente applicazione di una legge morale, non contorta e deformata dal compromesso, ma tale da esaltare veramente la libertà e la dignità e da rendere possibile, ed anzi inevitabile, una svolta storica verso una società di eguali, una autentica ed universale democrazia".
Si pone davanti a noi, in realtà, una nuova questione sociale: la ripresa di una tensione all'eguaglianza nella garanzia della libertà in una società dei due terzi. Al centro di questa nuova tensione sociale vi è il problema della rilegittimazione delle formazioni politiche; del riconoscimento dei ruoli svolti dai vari soggetti nella articolazione della società.
In questa prospettiva uomini e donne devono assumere nuove responsabilità sociali, rendendosi "cittadini attivi". Va sostenuto il servizio del prossimo ed in particolare dei soggetti più deboli: estendendo l'affermazione della solidarietà come valore cardine, già espresso nel volontariato e nei movimenti a finalità etico sociali.
La riforma del sistema politico-istituzionale e quella dei partiti politici, per il recupero di una autentica rappresentanza, sono condizioni essenziali della nuova legittimazione per ristabilire un rapporto tra Stato e cittadino in armonia con la sovranità popolare sancita nella Costituzione.
Così, riaccreditamento della politica, riconoscibile imputazione di responsabilità e governabilità sono gli obiettivi da persegui re attraverso nuovi meccanismi istituzionali ed elettorali.
É questo della riforma elettorale il segno che attende la parte migliore del paese: e noi invitiamo, con sincerità di intenti, tutti i partiti, e in particolare il partito socialista, con il quale condividiamo le responsabilità primarie di Governo, a riflettere sul carattere sistemico della riforma che proponiamo secondo i moduli del progetto Gitti, approvato dal direttivo del Gruppo democristiano alla Camera dei Deputati. É necessario inoltre riesaminare approfonditamente l'attuazione del sistema di autonomie come si è venuto realizzando dopo gli anni settanta, al fine di superare ogni forma di neocentralismo sia in sede statale che in sede regionale. La responsabilità dei centri di spesa non può essere disgiunta da congrue attribuzioni di autonomia impositiva.
Non è questo il tempo per attardarsi nel godimento delle ultime, decrescenti rendite di posizione.
L'attuale stagione, contrassegnata, nell'ambito della coalizione di pentapartito, da un rapporto privilegiato Dc-Psi, non deve caratterizzarsi per una sorta di neo-consociativismo, che si accompagni alla tentazione di esaurire in sé tutte le opzioni politiche e culturali presenti nel paese, con la conseguenza di ridurre anche il contributo dei partiti laici, da sempre alleati della Dc.
Occorre superare la logica di una maggioranza che sopravvive per mancanza di alternative, per qualificare invece sulle risposte ai problemi del paese e per guidare, con coscienza critica, questa fase di transizione politico-istituzionale.
Il nostro interesse per il travaglio del nuovo partito democratico di sinistra va ben oltre l'attenzione di sempre. Al di là delle drammatiche vicende esistenziali, per le quali nutriamo il più profondo rispetto, noi speriamo che nella preparazione del relativo Congresso cresca sempre più l'impegno programmatico.
L’esigenza di una linea esplicitamente riformatrice, che abbandoni residue logiche di schieramenti prefissati in funzione dell'alternativa alla Dc, si impone per un partito democratico della sinistra che voglia arricchire il tessuto politico del paese per la risoluzione dei grandi problemi dello Stato sociale di diritto, come è delineato nella prima parte della Costituzione repubblicana.
La Democrazia cristiana deve riproporre la sua funzione di partito nazionale, riacquistando la capacità di guidare i mutamenti, dialogando con altre forze politiche e cogliendo l'occasione del Congresso nazionale soprattutto per un rilancio della sua iniziativa.
In questa traiettoria va rivolta agli esponenti della maggioranza del nostro partito una domanda: sentite davvero la gravità storica del passaggio di fase e siete disposti a trarne conseguenze operative, recuperando una iniziativa politica e riformatrice, a partire dalla questione elettorale?
Se la risposta fosse positiva noi saremmo disponibili ad una piena condivisione delle responsabilità di partito. Se la risposta fosse sostanzialmente negativa dovremmo affrontare la scomodità della opposizione come adempimento di un dovere verso la Democrazia cristiana e verso il Paese.
É evidente che gli amici dell'Area Zaccagnini, in una prospettiva che comunque si presenta di estremo impegno e di grandi difficoltà, dovranno assumere, al centro e in periferia, comportamenti coerenti con il rigore dei principi e non adattarsi alle convenienze, secondo gli insegnamenti di vita esemplare trasmessi a tutti noi da Benigno Zaccagnini.

