8-9 - Agosto-Settembre 1990
8
Editoriali

Autunno caldo

Settantasei - Autunno caldo pagina 8

Autunno caldo. La terminologia riecheggia tempi andati, ormai lontani, le battaglie sindacali, le dure contrapposizioni fra le parti, estenuanti trattative salariali. Autunno caldo, si diceva in quelle estati (con stangate) per preannunciare lo scontro.

Anche quello che sta iniziando, a quanto pare, sarà uno di questi autunni "speciali". Con tanto di stangata, forse. Ma questa volta lo scenario è un po' diverso. Questa volta in gioco c'è una posta politica alta che riguarda direttamente il futuro del più grande partito italiano, la Democrazia cristiana. I segnali della battaglia sono stati finora espliciti, uno ad uno i nodi stanno venendo al pettine e a scioglierli non servirà certo quella che argutamente Baget Bozzo ha chiamato la "strategia della disattenzione" di Forlani.

Facciamo un passo indietro. Ricordate gli ultimi avvenimenti prima dell'estate dei veleni? Proviamo ad elencarli in rapida successione.

Legge Mammì-Berlusconi: scontro duro al Senato e alla Camera, dimissioni dei cinque ministri della sinistra dc dopo la decisione del Presidente del Consiglio di accettare la pregiudiziale richiesta socialista di porre, sugli articoli "a rischio", la fiducia. E poi? Poi "la vendetta" del CAF (con Andreotti un po'... defilato, come al solito).

Atto secondo. L'estate è iniziata, la gente è al mare e probabilmente – avrà pensato Forlani – nessuno si indignerà più di tanto se togliamo di mezzo un sindaco scomodo, il simbolo della nuova politica in una città come Palermo.

Così ecco Cuordileone Postal che consegna ai socialisti, finalmente soddisfatti, la testa di Leoluca Orlando. E le sue 71 mila preferenze? Rivolgiamo la domanda a Forlani.

Intanto in una Roma torrida, non solo meteorologicamente, si scopre che Ruggero Orfei, politologo, intellettuale cattolico-democratico, ma soprattutto amico e consigliere di Ciriaco De Mita, è una pericolosa spia al soldo degli ex-padroni di Praga. Chi lo dice? Perché? A chi? E perché mai tanta fretta nel trasmettere il "dossier" alla magistratura? Mistero, anzi, misteri. Però di Brenneke, della Cia e della P2, dei traffici del terrorismo internazionale denunciati dall'inchiesta del Tg1 non si parla più. E già, perché ora alla guida di quella testata non c'è più quel destabilizzatore di Nuccia Fava...!

Dio mio, ma cosa è successo? Se qualcuno, in Italia, avesse passato gli ultimi dieci anni a dormire e ora, d'un tratto, si svegliasse, non crederebbe ai suoi occhi. Le parti si sono rovesciate: il Tg1? Più a sinistra e più "arrabbiato" del Manifesto. E Licio Gelli, libero e felice, difeso a spada tratta dalla maggior parte della stampa italiana come il più limpido dei galantuomini, sporge querele e chiede risarcimenti miliardari. Strano paese l'Italia, dove la memoria si dissolve rapidamente lasciando solo fumo. Come quello delle stragi ancora impunite. La P2? Cos'era la P2? Cosa volevano fare gli uomini di Gelli? Fantasticherie... lasciamo perdere. Anche se qualche volta viene il sospetto che quello che essi volevano coincida con il presente, con ciò che via via è avvenuto.

Ma andiamo avanti nel "riepilogo". Perché non è finita: c'è la commissione d'inchiesta sulla ricostruzione in Irpinia. Già, Irpinia. E alcuni componenti socialisti di quella commissione hanno fatto capire, argomentando tra le righe, a cosa mira veramente quell'inchiesta: colpire De Mita attraverso i suoi amici, a quanto pare gli unici colpevoli. Infatti, com’é noto, il terremoto dell' 80 ha provocato effetti solo nel territorio che per una incredibile coincidenza – corrisponde esattamente al collegio elettorale di De Mita, dove, per un'altra coincidenza non meno straordinaria, i sindaci del Psi sono pochissimi e tutti, al di sopra di ogni sospetto.

E i 20.000 miliardi spesi a Napoli? Di quelli non si parla. Vedremo come finirà?

Intanto la battaglia infuria. Lo ha detto anche Ghino di Tacco. Il bandito di Radicofani (ma perché Craxi per i suoi corsivi avrà scelto proprio un bandito?) ha preso la penna (ma gli è più congeniale la spada) e con mano sicura ha scritto la dichiarazione di guerra che apre questo autunno della politica italiana. Il nemico da battere? Siamo noi, la sinistra sc. E il terreno decisivo della sfida sarà quello istituzionale. Attenzione, però, qui non si tratta (e vogliamo essere ingenui) di fare un piacere miliardario al Berlusca di turno. Qui è in ballo l'assetto costituzionale della nostra democrazia, così come è stata pensata dai padri costituenti. È in gioco il rispetto del pluralismo e dei principi fondamentali di una democrazia parlamentare, rappresentativa, dove la regola decisiva è quella che àncora l'esercizio del potere alla raccolta del consenso. La riforma elettorale, dunque, è importantissima ed è in questo senso un tassello determinante nel mosaico istituzionale. È esattamente quel tassello che garantisce la trasparenza e la responsabilità dell'azione di governo.

Qualcuno, anche in casa dc, pensa che il gioco non valga la candela, che sia più opportuno, ancora una volta, evitare lo scontro pur di salvare questa maggioranza, questo governo.

Ognuno ha le proprie idee e i propri gusti, O i propri interessi.

Ma se non sono importanti nemmeno le regole fondamentali della politica, allora cosa è importante?

Quel che è certo è che non siamo disposti a morire per il pentapartito, nè per il presidenzialismo di Craxi.