La percezione del tempo nella vita quotidiana del mondo d'oggi è diventata un problema sociale. Ciò vuol dire che il modo con cui l'uomo moderno vive la temporalità ha alcune caratteristiche comuni alle diverse società industrializzate, che possono essere studiate e che danno luogo anche ad alcune problematiche che la vita sociale dovrebbe porsi, in quanto sono alla radice di alcune crisi che le società occidentali stanno vivendo. Proprio per questo si vuole avviare una riflessione in questo e nei prossimi articoli sul modo di percepire il tempo ed i problemi sociali che ne derivano.
Il rapporto dell'uomo con la temporalità è un tema affrontato dalla cultura occidentale soprattutto nel nostro secolo. Lo ritroviamo prima di tutto nella riflessione filosofica ed ultimamente anche in quella sociologica. (cfr. Franco Ferrarotti, Il ricordo e la temporalità, Laterza, Bari, 1987).
La percezione del tempo cambia con il mutare della società. Infatti se andiamo a vedere quale fosse la percezione del tempo nella nostra società rurale, precedente a quella industriale, vediamo che essa è legata soprattutto alla ciclicità delle stagioni ed ai ritmi concreti dell'attività contadina. L'uomo era legato molto di più alla realtà della terra ed alle tradizioni che formavano la struttura dei valori collettivi.
La nostra società vive un particolare "consumo" del tempo dovuto alla separazione dalla terra, ed all'inserimento dell'individuo all'interno dei cicli produttivi legati alle nostre società consumistiche. Se pensiamo che la vita del mondo contadino fino a meno di un secolo fa era legata al ritmo scandito dal campanile delle chiese e che ovviamente non esisteva un orologio individuale, mentre la nostra vita quotidiana è legata continuamente alla consultazione dell'orologio da polso, si può immaginare come il tempo nei nostri giorni sia diventato un bene da ben amministrare, e quindi, possiamo parlare del tempo come una "risorsa scarsa" nei ritmi di vita del mondo attuale.
Una delle frasi più usate del giorno d'oggi è quella di "non ho tempo". Questa frase comune nasconde una verità. Il tempo è una risorsa che manca sempre di più. L'uomo, la donna, la famiglia vivono una maggiore quantità di ruoli sociali rispetto al mondo del passato e, quindi, il tempo disponibile per le singole azioni si è enormemente assottigliato. In una stessa giornata la persona deve lavorare, essere padre o madre di famiglia, essere marito o moglie o amante, mangiare, dormire, conservare degli spazi per le proprie amicizie, distrarsi, praticare un minimo di rapporti sociali, e conservare uno spazio per se stessa. In questo eccesso di ruoli sociali, nato dalla complessità della società industrializzata, nasce la mancanza di tempo. L'uomo contemporaneo deve soddisfare i suoi innumerevoli impegni, e da questa situazione sociale nascono numerosi problemi.
Una delle maggiori conseguenze dovute alla mancanza di tempo è quella dell'eccesso del presente all'interno della percezione della temporalità.
Come ha osservato il famoso sociologo francese M. Maffesoli, la mentalità delle persone è diventata prevalentemente sensistica. Infatti dall'eccesso di ruoli sociali deriva una rincorsa al soddisfacimento dei numerosi compiti, ma questo comporta l'esser sempre presenti, e la messa in secondo piano delle altre due dimensioni del tempo, il passato e il futuro. Non esiste più il tempo per ricordare e per immaginare il futuro. È ovvio che questo modo di vivere il tempo comporta alcune conseguenze politiche. li venir meno del ricordo all'interno della società e dell'educazione dei giovani (dovuta anche alla crisi della scuola), comporta una grave ignoranza sulle radici della nostra società con i relativi fatti e misfatti. Basti pensare che gli orrori compiuti durante la seconda guerra mondiale e dalla barbarie nazista, spesso non vengono neanche conosciuti, se non al massimo come fenomeno molto lontano, mentre questi fatti sono all'origine della nostra democrazia.
Un altro esempio che si può fornire è la possibile perdita di radici dovuta all'attuale legislazione sull'insegnamento dell'ore di religione. Indipendentemente dalla fede personale che l'individuo possiede, e che riguarda in primo luogo soltanto la sua intimità, possibile che in Italia non esista un modo di studiare parte del proprio passato in maniera scientifica e quindi didatticamente valida, lontano da qualsiasi disputa confessionale?
Poter studiare, e quindi avere anche la possibilità di criticare la propria tradizione, ci permette di avere un'altra visione del tempo, il passato, che ci apre anche verso il futuro, verso il mondo che si desidera realizzare. L'uomo ha sempre sognato sperato ed anche lottato per un futuro migliore, proprio per evitare gli orrori presenti e passati. Ma come si può progettare e desiderare un futuro migliore se manca il tempo per desiderarlo?
Il "presenteismo" attuale ha comportato i grandi benefici che la società industrializzata ha potuto produrre, ma è tempo di affrontare il problema di un'educazione alla temporalità, cominciando proprio dalla scuola. Troppo spesso sentiamo reale soltanto il presente, ma questa dimensione del tempo come insegnavano i filosofi antichi, è invece proprio quella più misteriosa, proprio perché nel momento stesso che accade già non è, poiché è già passato.
Il presente non può essere completamente separato dalle altre dimensioni dalla temporalità.
Possiamo dire che questo fenomeno è il risultato della nostra società industriale e consumistica che si fonda sulla velocità della produzione, della distribuzione e del consumo, ma non possiamo trascurare che anche il passato ed il futuro sono dimensioni che devono essere vissute per permettere all'uomo di vivere interamente la sua temporalità.
Non è un caso che più si afferma il presenteismo, e più si espande una nuova cultura, quella del narcisismo, che a livello politico si è manifestato nel disimpegno, ma questo non è che un altro tema derivante dal modo di percepire il tempo nel mondo d'oggi e che sarà affrontato in un prossimo articolo.
In questa sede si voleva soltanto porre in rilievo che la nostra società ha scoperto il presente come modo fondamentale di vivere la propria dimensione temporale, ma che ora la sua eccessiva rivalutazione comporta il venir meno del passato e del futuro che sono dimensioni ugualmente importanti per la vita politica e sociale.
PICCOLA BIBLIOGRAFIA
Franco Ferrarotti, Il ricordo e la temporalità, Laterza, Bari, 1987.
Michel Maffesoli, L'ombra di Dioniso, Garzanti, 1990.
Tomas Maldonado, Il futuro della modernità, Feltrinelli, 1987.

