Benigno Zaccagnini e l’Area Zac
In molti erroneamente e spesso a mò di sintesi confondono le due cose ma la storia dell’Area Zac parte invece quasi al tramonto della segreteria Zaccagnini come un estremo tentativo di salvaguardare le ragioni del “Confronto” e farle sopravvivere alla fine delle formule di solidarietà nazionale e della “Terza Fase”, arrestatesi di fatto con la tragica morte di Moro.
Zaccagnini prima dell’Area Zac
Al di là della storia personale e politica di Benigno Zaccagnini, partigiano, costituente, capogruppo Dc, Ministro della Repubblica, quello che ci interessa in questo spazio è mettere in luce l’ arrivo, non voluto dallo stesso Zaccagnini, alla segreteria politica della Dc e i passaggi politici successivi, legati alle vicende terribili del rapimento e della uccisione di Aldo Moro, ed al confronto col Pci nelle elezioni del 1976 e che si conclude con il congresso Dc del 1980 che sostituisce Zaccagnini dimissionario alla segreteria ed inaugura una politica di pentapartito e di relazione speciale con il Psi, oltre che cambia definitivamente la conformazione delle correnti della Dc, praticamente fino al termine della sua presenza elettorale e politica del 1993.
Il referendum sul divorzio e le amministrative ’75 chiudono la segreteria Fanfani
Nel 1974 segretario della Dc è Amintore Fanfani. Il leader toscano ritiene che ai movimenti studenteschi ed operai ed alla presenza del terrorismo la Democrazia Cristiana debba rispondere con una maggiore organizzazione interna ed un certo profilo decisionista, quasi autoritario. Fanfani su questa linea impegna la sua segreteria e la conferma senza tentennamenti, come è nel suo carattere. Perfino nei confronti di un Movimento Giovanile della Dc piuttosto contestatore, di cui azzera il vertice in una Direzione e poi decide di “Commissariare” la struttura che, formalmente, ha un suo statuto, propri iscritti e aderisce autonomamente al partito maggiore. Sono logiche organizzative dirigistiche che Fanfani aveva portato con successo nel partito immediatamente post degasperiano, ma si trattava di metà degli anni Cinquanta.
Le difficoltà interne ed esterne divengono palesi con il referendum sul divorzio in cui la segreteria Fanfani impegna tutto il partito pur in presenza di resistenze interne e della riflessione, che poi diventerà esplicita, di molti leader dei movimenti cattolici più aperti alla società civile che daranno vita al Comitato dei “cattolici per il NO” (tra tanti vogliamo ricordare Scoppola, Romano Prodi, Pierre Camiti, Giancarlo Zizola, Leopoldo Elia…)
La vittoria indiscutibile, anche per i numeri e le regioni coinvolte, del NO al Referendum, mette in crisi la segreteria Fanfani che vorrebbe rompere il confronto con il Psi per il Governo e trasformare le elezioni amministrative di Primavera 1975 in uno scontro frontale per una possibile “rivincita” rispetto al 12 maggio del Referendum sul divorzio. Fanfani in realtà non esplora qualcosa di sconosciuto nelle strategie della Dc: dal primo Governo De Gasperi (con Pci e Psi dentro) ha sempre veleggiato tra una richiesta di consenso o di partecipazione costruttiva al confronto oppure lo scontro esplicito e duro tra “fronti”; però i tempi sono ormai definitivamente cambiati e buona parte della Dc ha accettato da tempo la prospettiva di Governi di centrosinistra. Alle elezioni amministrative il Pci sale al 33 per cento contro il 35 per cento della Dc mentre aumentano di voti e percentuali anche il Psi, e forze di sinistra “altre” (DP e gruppi minori). Insomma, sorpasso del Pci possibile e frontismo anti Dc possibile: a strategia dello scontro fanfaniano non paga.
Il Consiglio Nazionale del luglio 1975 elegge Zaccagnini segretario “provvisorio”
La Direzione Nazionale convocata dopo il voto deve constatare come sconfitta ancora una volta l’impostazione frontista di Fanfani. Il Consiglio Nazionale è convocato già per luglio anche per dare sede, luogo e temi, al Congresso numero 13 della Democrazia Cristiana.
Fanfani relaziona al Consiglio Nazionale il 21 luglio e non si presenta dimissionario. Il 22 luglio l'Assemblea non approva la relazione del segretario (69 sì,103 no,8 astenuti). La candidatura a segretario sembra arridere a Piccoli, ma non c’è accordo. Moro propone allora l’attuale Presidente del Consiglio Nazionale, Benigno Zaccagnini, per una segreteria che tutti definiscono di “transizione”, compreso lo stesso Zaccagnini, che accetta perché glielo chiede Moro e perché gli assicura la temporaneità della carica. Il 24 luglio, Sant’Anna, Zaccagnini è eletto Segretario Nazionale dal Consiglio Nazionale Dc e il traguardo per la successione è fissato al XIII Congresso nazionale di marzo 1976.
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Identità popolare, strategia dell’attenzione e confronto
Tre parole chiave che Zaccagnini e Moro mettono al servizio di una stagione di grande impegno della Dc e dei suoi militanti
L’ identità popolare del cattolicesimo democratico che Benigno Zaccagnini incarna anche con la sua storia personale vede primi segnali al Paese (subito esce un libriccino “Una Proposta al Paese”): con la commemorazione di Don Primo Mazzolari e di un economista comunitario come Vanoni si riapre anche una via intellettuale e identitaria al cattolicesimo democratico.
Moro aveva detto nel Consiglio Nazionale di luglio: “L’avvenire non è più, in parte, nelle nostre mani. Non possiamo fare come se nulla fosse avvenuto. Qualche cosa è accaduto e peserà su di noi. Bisogna guardare avanti con coraggio e dignità. Due momenti della nostra storia sono passati e si apre un nuovo capitolo. È cominciata una terza, difficile fase della nostra esperienza”. La Terza fase, appunto. In cui diverrà operativo il “confronto” col Pci ormai aperto ma che diverrà ancor più evidente dopo le successive elezioni politiche.
Precedute però dal XIII Congresso Nazionale della Dc convocato a Roma al Palaeur per il 19 marzo. Il congresso è vivace, combattuto, con contestazioni anche plateali dei delegati osservate da una tv pubblica, la Rai, molto meno “ufficiale” nei suoi servizi, rispetto al passato.
Oltre la relazione di Zaccagnini che riprende i tre concetti, identità popolare della Dc, Terza Fase e Confronto col Pci e le sinistre, il momento davvero culminante è la decisione, su proposta di Bartolo Ciccardini direttore de La “Discussione”, di cambiare lo Statuto e far eleggere il segretario politico direttamente dal Congresso, e non, come avveniva, dal Consiglio Nazionale. Ciccardini aveva avanzato questa proposta già in altri due precedenti congressi, ma stavolta sembrava oggettivamente fare leva sulle possibilità che una elezione diretta e senza il controllo dei capi e leader delle correnti avrebbe permesso una maggiore attenzione al candidato alternativo che era risultato essere Arnaldo Forlani. Alcune correnti infatti erano certamente vincolate ad una solidarietà alla segreteria ma non tutti i loro leader, e di conseguenza i delegati facenti riferimento alla corrente nazionale. Il voto sulla proposta di Ciccardini venne rinviato al termine del dibattito che dunque risultò piuttosto vivace non solo rispetto al consueto clima dei congressi dc ma anche a quelli dei principali partiti popolari presenti in Parlamento.
Zaccagnini nella sua replica finale sottolinea senza enfasi con il suo eloquio piano “che non possiamo essere il polo moderato dello schieramento politico italiano sottoposto alla volontà dei suoi protettori borghesi e nemmeno il comitato d’ affari del capitalismo italiano “e sul confronto col Pci dice: “Se i comunisti sono bravi noi dobbiamo essere più bravi di loro”. “Bella Ciao” cantata a squarciagola nel catino dei delegati del Palazzo dello Sport dell’Eur pone la parola fine agli interventi.
Ora si vota. Passa la mozione Ciccardini: il congresso eleggerà direttamente il segretario nazionale. Ed a questo punto inizia una battaglia procedurale sul voto: palese o segreto?
Alla fine, è lo stesso Zaccagnini a proporre il voto segreto.
Si vota, finalmente.
E nella notte i risultati:
Zaccagnini è eletto con 885.500 voti pari al 51,57% degli iscritti dc rappresentati in congresso, contro gli 831.500 di Forlani (48,43%)
Anni terribili
Il 20 giugno 1976 si torna alle urne per eleggere il Parlamento. Come per Fanfani nel 1975 è la prova del fuoco per il segretario non più “provvisorio”. La Dc tiene il suo risultato di primo partito con il 38,7% contro il Pci che sale al 34,4%. Il sorpasso non c’è stato e la segreteria Zaccagnini inizia il suo lavoro sull’ identità popolare del partito (vedi per esempio la prima Festa dell’ Amicizia del 1977 a Palmanova in Friuli) mentre Aldo Moro, eletto in Consiglio Nazionale Presidente del partito, dispiega sulla base del confronto con il Pci le condizioni per una stabilizzazione politica che porterà ai Governi di cosiddetta “Solidarietà Nazionale” con il confronto programmatico e l’ astensione prima e il voto a favore poi, sulla fiducia del Pci tra il 1976 e il 1979.
Il 1978 è l’anno del rapimento e dei 55 terribili giorni di prigionia, prima dell’assassinio, di Aldo Moro, una vicenda che rimarrà indelebile in tutto il Paese e colpirà profondamente nell’ animo Zaccagnini fino alla fine della sua vita.
Zaccagnini rimane segretario, ma dopo la morte di Moro vorrebbe lasciare e certamente anche le condizioni politiche interne ed esterne alla Dc cambiano. Tuttavia, la linea politica ispirata da Moro diventa per lui un punto d’ onore politico e certamente un riferimento mentre nella Dc, anche per la scelta del Pci di lasciare la maggioranza programmatica del Governo nel 1979, si creano le condizioni per una richiesta da parte delle correnti interne, ed in parte anche da chi ha votato Zaccagnini come Donat-Cattin, per un ritorno ad un “centrosinistra classico con il Psi” ed escludendo accordi con il Pci.
È il “leit motiv” con cui si andrà al XIV Congresso nazionale Dc.
Roma, Hotel Parco dei Principi, dicembre 1978: nasce l’ Area Zac
Lo scontro politico sulla tattica parlamentare e di Governo però prende anche le sembianze di uno scontro politico interno alla Dc e con molti cattolici impegnati nel sociale o nel prepolitico.
Non è la prima volta che la sinistra dc si propone a salvaguardia di una ispirazione laica del cattolicesimo democratico, era avvenuto con I Dossettiani, poi con la Base di Marcora e Pistelli e quindi di Galloni, Granelli e De Mita. Ora dietro Zaccagnini e forse in quel momento anche oltre Zaccagnini, in vista del congresso del 1980 che si annuncia una sorta di “resa dei conti” interna, nel gennaio del 1979 l’ area politica, per lo più della sinistra dc ma non solo, si raduna all’ Hotel Parco dei Principi di Roma per un convegno in cui l’ area di sinistra politica, La Base, i Morotei, e un pezzo della sinistra sociale, con Bodrato che rompe con il leader storico di Forze Nuove, Carlo Donat Cattin, danno vita a quella che rimarrà segnata anche in futuro come “l’ Area Zac”, l’ area politica che sulla scorta della “Linea Zaccagnini” del XIII Congresso e delle riviste Politica Oggi. Il Confronto<> e , e dei convegni annuali di Chianciano e dei giovani di Settantasei verrà considerata fino alla fine della Dc la sinistra politica del partito.
Roberto Di Giovan Paolo
