1 Maggio 1985
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Proprio il settore della sanità – oggi bersagliato dalla crisi e dai pretori – dimostra quanti guasti produce la contrapposizione tra stato e regioni, ossia un problema istituzionale irrisolto. Una delle illusioni di cui occorre liberarsi è quella della finanza unica, con lo stato che pompa i soldi attraverso il fisco e le regioni che li spendono. Il risultato è che le regioni non trovano limiti alla spesa, specie nel settore sanitario dove l'erogazione è una cannella senza rubinetto fino a quando chi spende non sarà costretto a finanziarsi con introiti e quindi con prelievi fiscali propri. Solo allora i cittadini potranno fare confronti e distinguere, tra le altre, le regioni che offriranno servizi migliori a prelievi fiscali inferiori.
Se è vero che la gente si accorge più facilmente di un treno in ritardo che di dieci in orario, ossia non sembra notare tanti piccoli passi compiuti nel settore agricolo, nella circolazione delle merci, nella stabilità monetaria, nella siderurgia, nell'informatica continentale e nella cooperazione col Terzo Mondo, è anche vero che il treno più importante, quello di una maggiore integrazione europea, ha da correre parecchio se non vuol farsi distanziare ancora di più dagli imperi americano e giapponese.
Di fronte alla proposta di moratoria lanciata dal segretario comunista, più che sfogliare la margherita sulle vere intenzioni dei sovietici, sarebbe il caso di metterli alla prova con concrete controproposte.
Il confronto tra il convegno del 1976 su «evangelizzazione e promozione umana» e quello appena concluso a Loreto permette di misurare il cammino percorso dai cattolici italiani nell'ultimo decennio
Sopprimere la tassa di registro, che costa più di quanto renda, e aiutare più la persona che la nuova costruzione per consentire una maggiore possibilità di scelta: ecco alcune delle proposte per la soluzione di un problema che si vuol fare apparire più grosso di quello che è.
Alla ricerca di una ripresa culturale corrisponde nella società uno slancio di altruismo e di solidarietà, che trova i cattolici impegnati in prima fila.
Provano a rispondere due studiosi che interpretano il consumo e il bisogno più dal punto di vista antropologico che economico. Emerge allora come causa prevalente di povertà l'uso che si fa dei beni di consumo piuttosto che un determinato sistema di produzione.
Nel progetto di legge Gava i criteri di fondo che hanno guidato la Democrazia Cristiana sono due: pluralismo ed economicità dell'intero sistema radiotelevisivo. Ma i tempi ristretti non consentono l'approvazione della legge in tempo utile e già si parla di uno o più provvedimenti stralcio che dovrebbero regolare il settore per fasi successive.








